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Le donne di Falerone e l'intreccio della paglia

 

Al Carlo Urbani, le tematiche di cittadinanza e costituzione diventano testimonianza attiva. Il Progetto “Cittadinanza e legalità al femminile” elaborato per il secondo anno dalla prof.ssa Maria Pamela Bulgini con la collaborazione della Vicepreside Ada Granatelli si è avviato lunedì 3 dicembre con la presentazione del libro di Marco Armellini intitolato “Falerone storia e cronaca di una comunità”.

In ben due ore di lezione presso la classe 3D liceo scientifico scienze applicate, sede di Porto Sant'Elpidio, il cui consiglio di classe ha approvato il percorso anche in prospettiva dell'esame di stato conclusivo del ciclo di studi, è stato affrontato l'argomento del raccordo tra storia locale e storia generale, declinato al femminile, nella valorizzazione del lavoro delle donne di Falerone, distintesi tra Ottocento e Novecento nell'arte dell'intreccio della paglia. Marco Armellini ha esordito definendo la microstoria come scintilla propedeutica alla macrostoria, “storia di padri e madri di famiglia ancorati al proprio territorio”. Quindi, tra aneddoti, informazioni riguardo alle fonti e letture di brani del suo libro, ha ricostruito il valore storico della comunità attiva nel “castello” di Falerone sin dal suo ingresso dinamico nella storia della rinascita medioevale.  Ha fissato l'attenzione sulla copertina, dipinta da Piero Antonelli ed esposto l'organizzazione interna del volume. Dal capitolo sul “miracolo della Vergine Maria” al paragrafo della fonte iconografica, la Venere di Falerone, da lui rinvenuta in un mercatino dell'Antiquariato, il discorso si è spostato interamente al femminile. Armellini ha infatti ripercorso per gli studenti le tre tappe della produttività del Distretto del cappello, ricordando l'apprendimento delle tecniche dei Distretti di Firenze e Prato tra le donne di Falerone, ritenute abilissime ed apprezzate ovunque per la perizia nella creazione delle trecce di paglia, ma soprattutto per la scomparsa dei punti di giunzione, che rendeva perfetti i cappelli prodotti, tanto che meritarono nel 1930 un articolo di grido sul Popolo d'Italia. Ha concluso quindi l'intervento con l'analisi delle tre fasi della produzione al femminile: la prima, attività integrativa al lavoro domestico e dei campi; la seconda, qualificabile come apertura commerciale; infine la fama a livello internazionale grazie anche alla rete del lavoro a cottimo.  Questa realtà produttiva è purtroppo interamente scomparsa. Attenti e soddisfatti gli studenti che hanno rivolto numerose domande, consapevoli e forti del bagaglio di studio.

 

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